Antonio è nero
Nero il sangue che fuoriesce dalla sua bocca scomposta nello sforzo, nera la pelle del corpo costretto nelle catene, nero il suo animo rinchiuso nei limiti del suo corpo, pieno di rabbia, di inquietudine, di domande, di rassegnazione, di ansie, di indecisioni.
Come in pena la sua anima in un turbine cerca di rendersi libera, visibile…non è mai la bocca di Antonio a darle parola, ma sono i suoi occhi a darle forma. I suoi occhi vedono ciò che la sua bocca non dice…Antonio s’acquieta.
Antonio è bianco
Bianca la luce di cui si serve, quella senza cui nulla è visibile e nulla esiste, bianco è il suo animo puro brioso e fedele, bianca è la sua amicizia. Bianco è il suo cuore, pieno di desiderio e pieno di vita. Bianco è Antonio che con la sua luce spesso è capace di dare nuova vita e forma alle persone…bianca è la sua inconsapevolezza nel fare questo.
Antonio è se stesso: la luce crea le ombre.
Come una roccia sulla riva del mare appena inghiottita dalle onde tumultuose della tempesta, che straziano e stremano, attende il sole, la luce bianca e calda, la quiete il riposo; come una roccia lentamente subisce il moto delle onde, l’impatto della luce, lo scorrere del tempo…il vento.
Antonio muta, muto è spettatore di se stesso e in rispettoso silenzio attende la venuta del suo nuovo Io.
Nella definizione della diversità delle sue parti, della diversità da ciò che è fuori da sé, Antonio crea Antonio.